Barbaresco

Classificazione: DOCG

Colore: rosso granato con riflessi arancione

Regione di produzione: Piemonte

Gradazione alcolica minima: 12,5%

Vitigni utilizzati: Nebbiolo delle sottovarietà Michet, Lampia e Rosè



Quando le parole non servono

Quando ci si trova davanti a uno dei pochi vini rossi gratificati da una DOCG le parole non servono. Bisognerebbe invece avere la possibilità di degustarlo, di apprezzarne il colore rosso granato, con caratteristici riflessi arancioni e di sentirne l'odore: etereo, gradevole, intenso.

Per quanto riguarda il sapore, gli aggettivi usati nel disciplinare di produzione, vale a dire asciutto, pieno, robusto, austero, ma vellutato ed armonico, non riescono a trasmettere le sensazioni uniche che si hanno assaporandolo lentamente. Emozioni che immediatamente ci fanno comprendere la raffinatezza ed il corpo di questo tesoro della viticoltura piemontese.

Un grande vino che di "barbarico" ha solo il nome, derivato (almeno così sembra) dalla difficoltà con cui i Romani hanno combattuto i Liguri, nascosti in un fitto bosco di querce zeppo appunto di "barbari". Da questo episodio prese il nome il borgo limitrofo, Barbaresco, comune oggi aderente all'associazione nazionale "Città del Vino". Un paesino con meno di mille anime circondato da vigneti preziosi, in cui viene prodotto questo nettare a lungo erroneamente considerato il "fratello minore" del Barolo, altro grande vino con cui condivide i vitigni.

Per legge il Barbaresco deve essere invecchiato almeno 2 anni, di cui uno in botti di rovere o di castagno. Sottoposto invece ad un periodo di invecchiamento non inferiore ai 4 anni può portare la dizione "riserva".

Al pari del Barolo, anche in questo disciplinare è permessa l'aggiunta a scopo migliorativo di Barbaresco più giovane a identico Barbaresco più vecchio o viceversa nella misura massima del 15%.

È un vino ideale per delle pappardelle alla lepre o all'anatra, o per un piatto di Lasagne con funghi e gorgonzola ma anche per tutte le carni rosse e la selvaggina in genere. Da stappare con largo anticipo rispetto al momento in cui verrà servito, ma anche da conservare gelosamente nella propria cantina in attesa del grande momento in cui assaporarlo. Per dieci anni o forse più...

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